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Binario 20bis

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È successo di nuovo. Ho visto gente con lo sguardo vacuo guardarsi intorno confusa, cercando invano qualcuno a cui chiedere informazioni. Ho visto gente rinunciare, abbandonando il cammino indicato, imprecando contro una mala gestione e uno Stato assente. Ho visto gente sedersi sulla banchina, stremata dal caldo e ormai senza speranze, attendere la Signora con la Falce. Perché bisogna avere fede per raggiungere il Molise. Forza d'animo e fede. Bisogna credere che esista. Così e solo così apparirà presto o tardi, all'orizzonte, il binario 20 e ¾. C'è un che di eterno nelle albe in stazione. È come se ti dicessero: “ Va tutto bene. Il sole sorgerà anche domani, e ci saranno nuovi treni da prendere, nuove mete da raggiungere, le stesse persone da aspettare ”. Ma io sto andando a raccogliere i cocci di uno specchio in frantumi, cifra perfetta del simbolismo di questo mio ultimo viaggio qui. “ Ci siamo lasciati ”. Mi hai detto al telefono. E i...

Generalità

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La vicenda di un amico che si sta trasferendo qui a Milano mi ha ispirato una riflessione. Ieri sera diceva che anche se tra qualche tempo sui suoi documenti ci sarà scritto “Residente a Milano”, potrà sempre consolarsi con il “Nato a Bologna”. Io manco da Genova dal 2008, ho vissuto a Gallarate, a Roma a Madrid e ora a Milano. E spesso, nelle mie riflessioni e nelle cose che scrivevo, ho lamentato la sensazione di non sapere più quale posto fosse “casa”. La mia vita è costellata di traslochi fin da quando ero piccola. Nata a Genova, ho vissuto a Chiavari fino al compimento del 7° anno di età, quando, appena cominciato il ciclo delle elementari e quindi appena messe le mie esili neonate radici, ecco il primo trasferimento verso Sestri Levante, il luogo dove ho trascorso il tempo più lungo. Per anni ho patito il fatto di non avere la mia cameretta di bambina, quella che rimane intonsa nella casa dei tuoi, anche quando tu te ne vai, quella nella quale dormi sonni sereni quando ...

Nuovo Ordine Mondiale

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Anno solare 14 del Terzo Millennio. 154° giorno di Resistenza . C'è stato un tempo in cui ero una persona serena . Ho passato l'infanzia nell'ignoranza e così gli anni a venire, fino al 2011. Ero davvero serena, camminavo scalza, non ero ancora ingobbita dall'ansia febbrile del pattugliamento di ogni angolo della casa e andavo in bagno di notte senza problemi di sorta. Il trasferimento a Roma inizialmente non sembrò recare particolari squilibri a questa serenità interiore. Tutto cominciò quando tornai da Madrid e dovetti cambiare casa. Il nuovo alloggio, un settimo piano nella periferia sud di Roma, era vuoto da qualche mese e aveva gli ovvi problemi di tutti gli alloggi vuoti: polvere accumulata, pareti da ritinteggiare, formiche qua e là...ma non avremmo mai immaginato che celasse quel che in seguito si configurò come il nostro peggiore incubo.  Qualcosa che cambiò il corso delle nostre vite e azzerò la serenità di quegli anni. Dap...

Foglie

Camminava con la faccia all'insù, ché a guardare il cielo ci si perdeva volentieri, sempre, soprattutto quando facevano quelle splendide giornate dove il sole sembrava volertela sbattere proprio sotto il naso, tutta quella bellezza. Era innamorata di quella città, ma era innamorata come ci si innamora da adulti, dolorosamente, con la consapevolezza di chi ha imparato che le cose ti tradiscono, son candele che si consumano e innescano notti nere, dalle quali poi è difficile svegliarsi. Ci si innamora con diffidenza, dopo. Con la lentezza necessaria alla percezione di quella sicurezza di potersi mettere in salvo, in ogni momento. Ci si abbandona per un attimo, a sfiorare la superficie della lava che ribolle e ci si avvicina quel tanto che basta per ricordarsi di quanto scotti, dopo. E camminava, faccia all'insù, col sorriso della spensieratezza verso il parco dietro casa, sconfinato, ancora non invaso dalle orde fameliche dei turisti del centro, buoni solo a fagocitare cibo...

Volevo scrivere un altro post

Volevo scrivere un altro post. Stamattina alle 12 ho chiamato la mia paziente relatrice per mettere a punto le ultime cose prima della discussione della mia tesi che si terrà tra pochi giorni. E' inutile sottolineare lo stato d'ansia in cui io mi trovo in questi giorni. Ok che la tesi l'ho scritta io e saprò di che parla, ok che in Italia la discussione è quasi una formalità, ok che comunque mi presento con una buona media...sì, ok. So' agitata lo stesso, embè? Dicevamo, si chiacchiera sulla presentazione, come introdurre l'argomento, con cosa proseguire, ma parto in italiano o in spagnolo, eh meglio in italiano che poi la commissione sennò non la segue, anzi no, meglio in spagnolo così poi la parte centrale la discutiamo in italiano... tanto poi la domanda in lingua gliela fa la correlatrice. Ha parlato con lei, vero? Sorvolerò sul pantheon di divinità che ho bestemmiato, sorvolerò sull'apologia di me stessa e sul perché ero abbastanza legittimata a no...