Foglie
Camminava con la faccia all'insù, ché a guardare il cielo ci si perdeva volentieri, sempre, soprattutto quando facevano quelle splendide giornate dove il sole sembrava volertela sbattere proprio sotto il naso, tutta quella bellezza. Era innamorata di quella città, ma era innamorata come ci si innamora da adulti, dolorosamente, con la consapevolezza di chi ha imparato che le cose ti tradiscono, son candele che si consumano e innescano notti nere, dalle quali poi è difficile svegliarsi. Ci si innamora con diffidenza, dopo. Con la lentezza necessaria alla percezione di quella sicurezza di potersi mettere in salvo, in ogni momento. Ci si abbandona per un attimo, a sfiorare la superficie della lava che ribolle e ci si avvicina quel tanto che basta per ricordarsi di quanto scotti, dopo. E camminava, faccia all'insù, col sorriso della spensieratezza verso il parco dietro casa, sconfinato, ancora non invaso dalle orde fameliche dei turisti del centro, buoni solo a fagocitare cibo...