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Visualizzazione dei post da maggio, 2012

Flatlandia - Edwin A. Abbott

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Flatlandia Edwin A. Abbott GENERE:  Fantascienza PAGINE:  166 PRIMA EDIZIONE: 1884 CITAZIONE:   "Voi, che avete la fortuna di avere tanto l'ombra che la luce, voi che avete due occhi dotati della conoscenza prospettica e allietati dal godimento dei vari colori, voi che potete "vederlo" per davvero, un angolo, e contemplare l'intiera circonferenza di un Circolo nella beata regione delle Tre Dimensioni... come potrò mai render chiara a voi l'estrema difficoltà che incontriamo noi, in Flatlandia, per riconoscere le nostre rispettive configurazioni?" IN A NUTSHELL: Illuminante e arguto. Lettura scorrevole e divertente.  VOTO: ⚫⚫⚫⚫⚪ Questo Abbott era un genio. Parto aggressiva perché questo libro è veramente allucinante. Che cosa succederebbe se venissero a dirci che esiste una quarta dimensione che noi, con i nostri sensi, non possiamo nemmeno concepire? Che cosa succederebbe se un essere superiore, Mr. Ipercubo, venisse a dirci c...

Do you understand me?

Deve trattarsi di me. Del mio modo di comunicare, quantomeno. Io sono convinta, tipo, di trasmettere un messaggio lapalissiano e impossibile da fraintendersi , per esempio Non voglio che accada questa cosa , mentre evidentemente, nel delirio della mia logorrea galoppante, i miei organi d'articolazione fonatoria emettono un groviglio confuso di suoni, forse ingarbugliati dai miei stessi confusi pensieri (volevo davvero dire quello?), con il risultato che, nel 90% dei casi ciò che il ricevente comprende è esattamente il contrario di quello che io intendevo dire . Ma del resto i discorsi sull' incomunicabilità di questi tempi si sprecano. Immaginandomi come emittente efficace (escludo dunque i periodi di raucedine o le crisi d'asma) e non volendo caricare troppa responsabilità sul ricevente (della serie: sei tu che non hai capito), ma nemmeno sul codice di scambio (ritengo di esprimermi in un italiano quantomeno dignitoso) il problema o risiede nel contesto (ma vi ...

Fumi troppo

La porta a vetri era leggermente socchiusa e faceva entrare la brezza gelida delle notti invernali in riviera. Lei si rigira nel letto, rabbrividendo. Si avvolge un po’ di più nelle coperte, ma non si sveglia. Lui, invece, è fuori, sul terrazzino, appoggiato alla ringhiera. In verità si direbbe che c’è solo una sigaretta accesa, danzante, a mezz’aria. E una leggera nube di fumo che lo avvolge. Un colpo di tosse di quelli catarrosi, quasi rantolanti. Maledizione, s’è svegliata sicuramente E invece no. Fumava troppo. Glielo dicevano tutte. Anche quella sdraiata nel letto adesso. Eppure nessuna s’era poi mai lamentata della sua resistenza polmonare in altri frangenti. Odiava sentirsi dire che fumava troppo. Non tanto per l’evidente intrusione nella sua libertà di farsi venire i polmoni neri – avrà avuto i suoi cazzo di motivi, del resto – ma perché glielo diceva sempre anche lei. “Quando la smettiamo di fumare?” E il suo corpo nudo era così bianco, così liscio, così perfettamente al suo p...