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Visualizzazione dei post da maggio, 2014

30 Maggio 1976

Oggi mio papà ha chiamato mia mamma per farle gli auguri per il loro anniversario di matrimonio. Si sono separati legalmente nel 1999. Solo da qualche mese hanno in piedi le pratiche di divorzio, nessuno dei due ne aveva sentito la necessità o ne aveva avuto l’esigenza prima. Questo sarà forse l’ultimo anno in cui potranno dirsi ancora marito e moglie. Il grande esempio che ho ereditato da loro è la capacità di separarsi dalle cose con leggerezza e delicatezza, mantenendo intatto quel che di buono c’era e difendendolo, conservandolo, dandogli spazio e lasciandolo andare avanti, seppur in un contesto diverso. E il senso di famiglia, sempre e comunque, anche se a volte mi sembrava di no, è sempre stato là, lontano dal modello Mulino Bianco, ma vicino al cuore.

I once was lost, but now I'm found

Tu mi volevi docile, più dipendente da te, possibilmente una donna che voleva stare a casa, magari mantenuta, senza troppe aspirazioni, senza troppi grilli per la testa, senza progetti troppo incompatibili con una vita normale e tranquilla, anzi no, serena, come dicevi sempre tu. Biasimavi, mai apertamente, la mia sete di vita, la mia curiosità, la mia libertà interiore. “Bisogna trovare una casa, sistemarsi”, dicevi a me, che avrei mollato tutto per girare il mondo in camper. E ti rincantucciavi in una vita lavorativa che non volevi, solo perché non sapevi immaginarne un'altra. E io pensavo che solo con la solitudine, avrei potuto sentirmi libera davvero, senza “costringere” nessuno ad assecondare la mia inattitudine alle vite, cosiddette “normali”, ma che io preferisco definire maggioritarie. Ora so che non è così. Ora so che, per quanto ti abbia amato, per quanto tu mi abbia amata, non potevo essere come tu mi avresti voluta. E lo stesso tu. Ora so, che si può essere in d...

Introspezioni

A volte diciamo delle cose, in momenti di illuminata lucidità, che poi siamo costretti a rimangiarci per l’andamento degli eventi, non sempre dipendenti dalla nostra volontà. “ Questa me la sposo “ dicesti di me, dopo pochi mesi che stavamo insieme, al tuo migliore amico, in Sicilia. “ Non è certo la donna della mia vita ” dicesti invece a me, di lei, in una delle nostre aporistiche discussioni postume. È curioso osservare, invece, l’epilogo. Il fare di necessità virtù è una debolezza squisitamente umana.

La persistenza della memoria

In giornate come questa mi tornano alla memoria lacrime fuoriose, abbracci da strapparsi via l’anima, disperazione, consapevolezza del non ritorno dopo mesi di sospensioni. “Ti sposi?” “No, peggio” E lo sguardo basso, e l’ammissione disarmante di non aver fatto altro che pensare a come dirmelo. E poi i “Voglio andare a casa da sola” ed era notte e tu eri preoccupatissimo e mi hai seguita con la macchina e il senso di colpa ti opprimeva. E anche a me. E poi le promesse, le chiamate e io che vedevo il tuo nome apparire sul display e piangevo e non ti rispondevo e allora le chiamate a mia sorella e alla mia coinquilina… E il fiato sospeso e quel filo che non si riusciva a recidere. Come se vivesse di vita propria in un universo parallelo dove tutto era successo nel momento giusto e le cose erano andate come dovevano andare. Certi amori sono violenti. Picchi di paradiso che toglie il fiato e abissi di dolore che scortica la pelle. Non conoscono serenità. E forse non sono destina...