Generalità

La vicenda di un amico che si sta trasferendo qui a Milano mi ha ispirato una riflessione.
Ieri sera diceva che anche se tra qualche tempo sui suoi documenti ci sarà scritto “Residente a Milano”, potrà sempre consolarsi con il “Nato a Bologna”.
Io manco da Genova dal 2008, ho vissuto a Gallarate, a Roma a Madrid e ora a Milano.
E spesso, nelle mie riflessioni e nelle cose che scrivevo, ho lamentato la sensazione di non sapere più quale posto fosse “casa”.
La mia vita è costellata di traslochi fin da quando ero piccola.
Nata a Genova, ho vissuto a Chiavari fino al compimento del 7° anno di età, quando, appena cominciato il ciclo delle elementari e quindi appena messe le mie esili neonate radici, ecco il primo trasferimento verso Sestri Levante, il luogo dove ho trascorso il tempo più lungo.
Per anni ho patito il fatto di non avere la mia cameretta di bambina, quella che rimane intonsa nella casa dei tuoi, anche quando tu te ne vai, quella nella quale dormi sonni sereni quando torni “a casa” a trovare i tuoi, quella dove hai ancora i poster del cantante preferito o i diari di quando eri ragazzina, e le foto e le cartoline…
Ce ne siamo andate da lì quando i miei si sono separati definitivamente. Avevo 21 anni e mia sorella 17.
Siamo tornate, io, mia madre e mia sorella (in realtà mia sorella no, ma questa è un’altra storia) da dove era partita, sposina di 21 anni, nel lontano 1976, mia madre: Genova.
Nello stesso palazzo dove abitava e tutt’ora abita, mia nonna.
L’amore mi ha portata prima a soffocare l’anima a Gallarate, nel 2006, e poi a riempire i polmoni di bellezza a Roma, nel 2008.
Di Roma, chi mi segue lo sa, mi sono innamorata, e ancora non perdóno le circostanze che m’hanno costretta a dirle addio.
Eccezion fatta per una notevole tappa madrilena di quasi un anno, altro luogo cui ho ceduto pezzi di cuore, ho passato a Roma sette anni.
Sette anni di maturità o di cammino verso di essa.
Ad oggi, i sette anni più belli della mia vita.
Una vita sempre con la valigia in mano, sempre in partenza o di ritorno da qualche luogo, al punto da non capire più quando stavo partendo e quando stavo tornando.
Nostalgia continua, quasi come uno status permanente più che una condizione temporanea.
Ero a Genova e mi mancava Roma, ero a Roma e mi mancava Madrid ero dappertutto e mi mancava casa.
E la cercavo sempre, questa casa.
A Genova la cerco nella mia sgangherata famiglia, a Roma la cercavo nella quiete dei parchi, che mi infondevano la calma del mio mare, a Madrid, nei vicoletti di Malasaña, rivedevo i vicoli del porto e a Milano, che ancora non ha deciso se farmi entrare davvero, è facile circondarmi di esuli, come me, che condividono la mia malinconia.
Ebbene, ascoltando la sua riflessione, ieri sera, ho pensato che anche a me quel “Nata a Genova” non me lo può togliere nessuno.
E pur essendo ben lungi dall'aver capito se questo mi aiuta o meno nel determinare dove io mi senta davvero a casa, mi infonde un gran senso di tranquillità.


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