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Resistenze

Alcuni amici a volte, preoccupati dal mio amareggiarmi così tanto per questa umanità alla deriva che dà il peggio di sé nell'ignoranza becera che è venuta fuori dopo i fatti di Parigi, ma che espone orgogliosa se stessa ogni giorno sulla pagina Facebook di Salvini (o sul blog di Grillo per le depravazioni complottiste/antivacciniste) a volte mi dicono di lasciar correre, mi ripetono che non vale la pena di prendersi tanta cura di cercare di aprire gli occhi a chi non vuole vedere e che non basterà nessun libro di storia, nè analisi di qualche sociologio (come Bauman), economista (come Latouche, Vandana Shiva o Amartya Sen) o esperto in politologia (come Chomsky) per frenare la lingua di gentaglia che vomita frasi di Feltri, Salvini, Magdi Cristiano Allam o che riporta addirittura in vita la Fallaci. Ma c'è una grande differenza tra il voler affermare se stessi o le proprie opinioni e fare opera di Resistenza. Perché se io sono convinta che Roma sia la città più bella del ...

Prospettive

Metro. Mattina inoltrata. Una signora, in piedi, guardando una fila di persone sedute e con la testa sprofondata nei propri smartphone, scuoteva il capo indignata e commentava col compagno di viaggio di come i giovani d'oggi (che poi tra le persone incriminate c'erano anche adulti, ecco…) siano completamente schiavi di quegli “aggeggi del diavolo” (sic!) che avevano ucciso la comunicazione e che li isolavano impedendogli di scambiare due chiacchiere coi vicini. Io stavo leggendo un libro. Ero seduta nella fila dirimpetto a quella degli smanettoni tecnologici. La mio vicina stava leggendo un libro; il vicino della mia vicina stava leggendo un libro e l'ultimo della fila leggeva un quotidiano. Tutti in silenzio, facce anche un po’ corrucciate per la concentrazione, teste chine, identiche alle loro. Ho alzato lo sguardo per un attimo e ho guardato la nostra fila e poi la “loro” fila, ho guardato la signora e poi ho ripreso a leggere. Eravamo più virtuosi perché avevamo ...

L'attesa

In quest'era di messaggistica istantanea, di condivisioni in tempo reale, di intere conversazioni digitali (sic!) affidate a un potente server magari collocato in Giappone, di spunte singole e spunte doppie, è difficile riuscire a provare ancora il senso dell'attesa. È ancora comune in ambito sentimentale, negli amori non corrisposti o nel periodo del corteggiamento, in cui anche una doppia spunta blu senza conseguente risposta, riesce talvolta a crearci quel senso del Tempo, quello delle lettere e ancor prima delle notizie riportate oralmente, che dovevano provare i nostri antenati anche non troppo lontani. C'era una sorta di fiducia quasi fideistica, prima. Si attendeva, a volte anche settimane, sereni, confidando in una risposta futura, che sarebbe giunta appena possibile. C'erano tempi obbligati, prima, che cominciavano fin dalla stesura stessa della lettera, continuavano con la sua spedizione e si protraevano fino al tempo della consegna. Era normale, aspe...

Sicilia

Sono stati quattro anni di Guerra Fredda, Sicilia bedda. Collezionavo pietre da metter sopra le nostalgie stantíe di ricordi usati, che ti vedevo accumulare, Sicilia mia. Ma tu hai un tombolo incantato, Sicilia mia bedda, dove intrecci trame, ideali e destini. E il merletto, questa volta, ornava la più stupefacente delle discese verso di te. So che mi hai già perdonata, Sicilia mia bedda, e lo so per ogni cardo, per ogni limone, per i malli schiusi delle mandorle, per la lentezza, per il tuo mare geloso, per le terre aride, per quelle rigogliose, per la storia, potente, che ti scuote da secoli per ogni singolo fico d'india che m'ha ricordato l'unico ricordo che avevo dimenticato. Quanto Si Bedda Sicilia mia.

Ho visto il gender

Immagine
Settore ragazzi, nonna e nipote di massimo tre anni. Il pupo prende un libretto di principesse. - No quello no, è per femminucce, guarda questo delle ruspe! E gli strappa via di mano il librino tutto rosa e glitteroso porgendogli il virile e d'odore salviniano libro sulle ruspe. Il bimbetto piagnucola tentando di recuperare il libro che aveva scelto lui, ma la nonna, spostandolo in uno scaffale irraggiungibile dal nanetto, si fa addirittura minacciosa: - Guarda che non ti compro niente, eh? Tieni guarda i trattori, allora! Il pupo, dignitosamente lamentoso, ma senza dar troppa soddisfazione alla vecchia sbraitante, sospira con rassegnazione e sceglie, non senza mestizia, un terzo libro: IMPARIAMO I COLORI. - Ohhhhh, bravo! Questo va bene, dai, andiamo! Non mi stupirebbe se questo bambino, alle elementari, desse della “femminuccia” a un suo compagno di scuola con il quaderno di Frozen. E non mi stupirebbe nemmeno se al liceo desse del frocio al suo compagno che ascolt...