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Anniversari

Era di domenica. Ed era di ottobre. Ed era un tredici, per la precisione. Come oggi, pioveva. E io mi portavo dentro nubifragi violenti e vicende irrisolte. Di nostalgie antiche, seconda pelle, ormai, avevo pieni bauli. Le portai apposta ché non mi passasse per la testa di provare a stare bene. Su questo freddo Nord avevo sentenziato. “Se s'ha da bere, si beva d'un fiato”. Non è stato amore, e nemmeno amicizia. Ma neppure simpatia. Son state lacrime pazienza, solitudine, guerra e poi la tregua. E anche se per ora resti una città da cui andarsene, nell'esatto istante in cui ho smesso di chiederti d'essere quel che non eri, hai cominciato ad assomigliare a chi volevo che fossi.

Per questo scrivo

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Leggendo una riflessione di qualcuno su internet, ho appena realizzato che io, il mio primo bacio, non me lo ricordo. E non mi ricordo il primo giorno che ho incontrato la mia migliore amica, cosa ci siamo dette? Come ci siamo presentate? Non me lo ricordo. Non mi ricordo cosa ho provato il primo giorno che ho visto quello che sarebbe diventato poi il mio primo fidanzato. Non mi ricordo i primi incontri con molte delle persone attualmente importanti della mia vita. E quelli che ricordo, vanno pian piano sbiadendosi, insieme ad altri ricordi. È passato qualche anno da che mi sono resa conto che io mi ricordo cose random, casualmente selezionate dal mio cervello. Non c’è sistematicità. Non mi ricordo solo le cose belle, o solo le cose brutte. Nè solo le cose importanti, perché, come detto, ci sono un sacco di primi incontri importanti, che non ricordo. Mi ricordo ALCUNE COSE. E altre no. Senza nessun apparente motivo. Per questo scrivo....

Epifanie

Continuare a comprovare che appena ti lasci andare pijalla n'der culo è ‘n lampo. Da cui deriva l'immediato corollario che è meglio presta’ l'orecchi a li tuoni, che nun ariva mai gnente che nun se poteva en quarche modo prevede’.

Adimensionalità

Sono da sempre una persona che di rado prende per oro colato quel che le viene detto e che tende, piuttosto, a mettere in dubbio tutto, indagando il come e il perché delle cose e sfociando spesso in atteggiamenti apparentemente gratuitamente polemici. La me seienne non aveva certo preso molto bene il concetto di ASSIOMA in geometria, in quanto non poteva tollerare l’esistenza di principi primitivi e indimostrabili. Euclide mi stava quindi molto antipatico (antipatia che perduró fino al liceo, quando, per la maturità, di matematica portai una tesina sulle geometrie non-euclidee) mi sembrava un nerd spocchiosetto che aveva buttato lì cinque idee dicendo: “È così e basta” e mi chiedevo come fosse possibile che la comunità scientifica avesse accettato dei dogmi simili senza fiatare. Un bel giorno, determinata a smascherare quell’incompetente, presi un foglio bianco, vi disegnai un punto con un pennarello rosso, poi presi una matita e cominciai a tracciare rette che passavano per quel...

Infiniti

C'è una sorta di sadismo crudele nell'atto del dare a creature finite la capacità di percepire l'infinito e la persistenza del tempo e di persone che gli sopravviveranno. Una nonna guarda  il nipote, neonato di cui sa  che non conoscerà l'età adulta perché un certo giorno ormai non troppo lontano cesserà di esistere lasciando in sospeso rapporti umani, letture e magari anche un  corso d'inglese a cui si era iscritta di recente. E voi ditemi come fate a fare pace con tutto questo.