I duellanti di algeri - Francesco Randazzo

I duellanti di Algeri
Francesco Randazzo

GENERE: narrativa

PAGINE: 128

PRIMA EDIZIONE: Graphofeel, 2019

CITAZIONE: L’unica, vera, infinita, libertà che è data all’uomoè quella della mente, della ragione e della fantasia, la libertà dell’anima pensate di creare il mondo attraverso gli infiniti mondi che la fantasia creatrice può rendere più veri e solidi di quello nel quale siamo costretti a vagare ottusamente per miserabile necessità. Qui, nulla avendo, nulla potendo avere, tutto posso creare ed essere, immaginando”.

IN A NUTSHELL: Miguel Cervantes, futuro autore del Don Chisciotte, e Antonio Veneziano, irrequieto poeta e avventuriero palermitano, condivisero i loro giorni di prigionia ad Algeri e divennero amici. Il ritrovamento di un manoscritto di Cervantes, in una segreta biblioteca di Salamanca, svela al narratore della storia di questo libro, le avventure dei due particolarissimi compagni di prigionia e le loro fantastiche fughe.
Un romanzo d’avventura colto e appassionante.


VOTO: 
3,5 / 5

Algeri, 1577 circa
Interno – notte

In una cella putrida e fetida in cui si osserva l’assenza di ogni parvenza di rispetto per una forma anche minima di umanità, due prigionieri si fronteggiano e, come ogni notte, si salutano con rispetto prima di lanciarsi in uno dei loro consueti conciliaboli notturni. Sono Miguel de Cervantes Saavedra e Antonio Veneziano.

Salamanca, ai nostri giorni

Antonio Dògradi, ricercatore universitario, sta conducendo una ricerca sulla prigionia di Miguel de Cervantes ad Algeri, e sulla sua presunta amicizia con Antonio Veneziano, suo compagno di cella. Ha già consultato tutte le fonti storiche e letterarie esistenti, ma a parte qualche vago riferimento, un libro di Sciascia, alcuni articoli e interventi di Vincenzo Consolo e pochi scambi di lettere e dediche alle rispettive opere tra gli stessi Cervantes e Veneziano, non si trova molto altro sul tema. Eppure Antonio è convinto che ci sia ancora molto da scoprire sul periodo algerino dei due autori e dunque, su consiglio di una professoressa dell’Università di Valencia, parte per Salamanca alla ricerca di Juan de la Pincha, impiegato della biblioteca cittadina, il quale, a detta della sua collega, avrebbe forse potuto dargli qualche informazione in più.

La narrazione procede su due piani temporali differenti: il tempo di Cervantes e Veneziano e il tempo presente del nostro autore, due piani temporali che presto si scoprono intimamente collegati e non solo dal semplice filo rosso della ricerca – presente - con l’oggetto della stessa -un evento storico -, bensì letteralmente concatenati in un gioco di scatole cinesi. Mano a mano che procediamo nella lettura, seguendo, da un lato, le disavventure dei due letterati e dall’altro la spasmodica ricerca di nuove evidenze da parte del protagonista principale - ma si può davvero dire che sia lui il protagonista principale del libro? Ma soprattutto: di quale libro? - cominciamo a renderci contro che siamo di fronte a un intreccio metaletterario che include un manoscritto autografo mai pubblicato, una biblioteca sotterranea e segreta, la fantomatica società malvagia dei ‘Fratelli della Santa Ignoranza’ e un bislacco bibliotecario. 

Questo libro è un gioiellino di una bellezza incredibile che ci chiede un atto di fede di fronte alla storia che racconta, così come lo stesso atto di fede è richiesto ad Antonio Dògradi, di fronte all’incredibile epopea di cui viene a conoscenza nella Biblioteca dei Libri Inesistenti. Ma è una concessione che si fa volentieri perché le avventure raccolte nel manoscritto misterioso sono talmente avvincenti e immaginifiche, che non lasciare spazio alle speculazioni circa la loro possibile veridicità, anzi è molto facile indulgere nel romanticismo e convincersi che le cose siano andate esattamente così. 

La parte del libro ambientata i giorni nostri ha un andamento quasi da spy-story che tiene incollati alle pagine; la parte che racconta invece le disavventure dei ‘duellanti’ è un’avvincente novella in pieno stile picaresco che manderà in visibilio gli amanti di Cervantes poiché costellato di riferimenti e citazioni, alcune plateali e immediatamente riconoscibili, altre più curiose o nascoste. I due personaggi letterari, Cervantes e Veneziano sono caratterizzati estremamente bene e non solo attraverso le notizie che già possediamo attraverso la critica letteraria, ma l’autore ne scandaglia l’interiorità più profonda, sicuramente a partire dalle rispettive opere e ovviamente non senza una buona dose di invenzione. 

Il risultato è uno splendido affresco di due grandi personalità che hanno sicuramente influenzato, a loro modo e nei rispettivi campi espressivi, le generazioni successive di scrittori e poeti. Va anche l’opera di trasposizione in italiano di alcune fra le più belle poesie di Antonio Veneziano, il quale godette di minore fama rispetto a Cervantes poiché scrisse quasi tutti i suoi versi in lingua siciliana (qui strizzo l’occhio a chi ha già letto il libro e ha scelto di credere al manoscritto, noi sappiamo che non è questo il motivo) e benché questo lo abbia reso il campione della poesia lirica siciliana, facendogli guadagnare il titolo di Petrarca di Palermo, contribuì anche alla sua marginalizzazione nel canone poetico nazionale, fino alla quasi totale dimenticanza, come sottolinea l’autore stesso nelle annotazioni finali al libro.

In generale si tratta di una lettura breve, scorrevole, avvincente con una punta di realismo magico che
aggiunge levità; ottima per inframezzare libri più impegnativi.


Originally published by أرابسك – Trame di letteratura e cultura araba

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