Cuore l'innamorato - Lily King

 

Cuore l'innamorato
Lily King

GENERE: Romanzo

PAGINE: 222

PRIMA EDIZIONE: 2025

CITAZIONE:  "Avevo pensato di raccontargli tutto. Dal momento di panico in ascensore a quando il medico mi aveva scambiata per sua moglie, fino a quando gli avevo cantato una canzone per farlo addormentare.
Volevo condividere quell'esperienza con lui o volevo mettere subito una distanza tra me e quella giornata, trasformandola in un aneddoto?
"

IN A NUTSHELL: Si fa leggere, ma complessivamente non mi è piaciuto. La storia non è originale, lo stile non è memorabile, la seconda parte del libro è smaccatamente orchestrata appositamente per suscitare alcune specifiche emozioni e il finale è affrettato e, a mio avviso, abbastanza inverosimile. Se ci aggiungete la mia allergia alla pornografia del dolore, avete il quadro completo.

 VOTO: ⚫⚪⚪⚪⚪
(sarebbe 1 e mezzo, ma non so come fare la pallina mezza nera e mezza bianca)

Trama
Jordan, studentessa di letteratura (di cui scopriremo il vero nome solo nell'ultima pagina del libro) è collega universitaria di Sam e Yash. Sono loro che la ribattezzano con quel nome, dopo aver deciso che decisamente non era una Daisy (nomignolo con cui si riferivano a ogni ragazza con la quale uscivano), bensì una Jordan (Baker); già da questo aneddoto si capisce la forte influenza letteraria e il conseguente citazionismo di cui questo libro è intriso.
All'inizio del libro Jordan sta uscendo con Sam, ma la loro relazione finisce disastrosamente e dopo qualche mese comincia a frequentare Yash, con cui invece scoppia uno di quegli amori brucianti tipici dei vent'anni, dove tutto sembra iniziare e finire con la persona amata al punto da rendere impossibile capire dove inizio io e dove finisci tu.
Il tempo passa e i tre ventenni si ritrovano a prendere decisioni che cambieranno per sempre le loro vite. Sull'altare di una di queste decisioni verrà sacrificata la relazione tra Jordan e Yash, che si interrompe bruscamente (anche se non inaspettatamente, ma su questo ci torno dopo) e senza spiegazioni.
La narrazione fa poi un salto temporale parecchi anni più avanti, quando, ormai adulti e messi di fronte ad un nuovo evento profondamente traumatico (anzi, più di uno, in realtà) i tre si ritroveranno a sciogliere i nodi di un discorso rimasto in sospeso da anni.


Personaggi
Posto che nella trama, a mio avviso non troviamo elementi di particolare originalità o arguzia, c'è il solito triangolo amoroso trito e ritrito, un po' di spleen giovanile alla Salinger e questo movimento di fast-fowarding che adesso va molto di moda, vediamo un po' se almeno si salvano i personaggi.
Spoiler: no.
A mio avviso i personaggi restano tutti estremamente appiattiti sulla loro dimensione post-adolescenziale. Se l'autrice si era posta lo scopo di farci vedere come reagiscono ai traumi le persone molto giovani e come poi viene un'elaborazione più matura una volta adulti: missione fallita.
Le versioni adulte dei personaggi sono appena abbozzate e soprattutto, rispetto alle questioni che hanno lasciato in sospeso, non sembrano aver acquisito nessuna nuova capacità né di elaborazione, né di migliore comunicazione, al punto che poiché si possa avere lo sblocco della grande rivelazione che Jordan deve fare a Yash si deve costruire una circostanza tragica che rende il tutto estremamente artefatto.
Tutta la prima parte, in cui i personaggi sono giovani e viene descritta la loro vita universitaria è abbastanza credibile, gli episodi narrati mi sono sembrati più autentici e anche il comportamento e le reazioni della versione ventenne di Yash, Jordan e Sam mi sono sembrati molto verosimili, nella loro impetuosità. Al contrario, nella seconda parte del libro, secondo me si perde ogni possibile verosimiglianza, i personaggi cominciano a comportarsi in un modo che io di solito, parlando di film, definisco "perché c'era scritto sulla sceneggiatura". Della serie: non ha alcun senso che il tuo personaggio si comporti così e se lo fa è solo perché è scritto sulla sceneggiatura e dobbiamo andare avanti con la trama.
Non si fa Lily King. Così rompi il patto con i tuoi lettori.


Stile
Okay, abbiamo bocciato la trama, abbiamo bocciato i personaggi, vediamo se almeno questo libro è scritto in maniera talmente memorabile e farcito di così tante considerazioni illuminanti da rendere la lettura immersiva e generativa. O se quantomeno è scritto bene e piacevole da leggere.
Niente di tutto questo.
Durante una delle innumerevoli (e dopo un po' anche un pochino stucchevoli) diatribe letterarie tra Jordan e Yash, in cui quest'ultimo tratta la prima sempre con una certa condiscendenza piuttosto irritante, Jordan pronuncia una frase, che poi ripeterà anni dopo durante un'intervista in occasione dell'uscita di un suo libro:

Un grande romanzo, ma grande davvero, non solo cattura una particolare esperienza narrativa, ma altera e intensifica la percezione della tua vita mentre sei immerso nella lettura. E poi conserva questa percezione, come una capsula del tempo.
Ecco.
Questo romanzo non fa niente di tutto ciò, purtroppo. Personalmente l'ho trovato un racconto piatto, banale in molte delle svolte che prende, teso solo a suscitare una commozione tutta "di pancia" che peraltro nel mio caso non si è nemmeno attivata.
La prosa è molto semplice, cosa che non sarebbe un difetto in sé, se al servizio di considerazioni stimolanti o di una trama peculiare o anche, semplicemente di una vena di scrittura vera, genuina, feconda, che sopravvive anche a trame e topoi usurati.
Se avete letto La camera azzurra di Georges Simenon, sapete come si può raccontare, in maniera sublime, il più abusato dei temi letterari: appunto il triangolo amoroso. A dimostrazione che non è il cosa stai raccontando, ma è il come lo racconti a fare la differenza. Qui invece è il contrario, ossia su un come non particolarmente convincente, si innestano quante più tragedie possibili per vedere se si riesce a compensare. Spoiler numero due: no.


Si salva qualcosa?
Sì. Una nota positiva c'è e sono precisamente le due o tre scene in cui l'autrice racconta la reazione dei figli di Jordan e Silas (suo marito, nella seconda parte del libro) al rendersi conto che i genitori esistevano anche prima della loro nascita.
Una scena le è proprio uscita bene, voglio riportarvela qui.
Il contesto è questo: Yash è andato a trovare Jordan, che vive appunto con suo marito e i suoi due figli, Harry e Jack, in una villetta indipendente. Hanno cenato e ora, dopo cena, si stanno mettendo a giocare a carte. I figli di Jordan propongono di giocare a Capitan Corsetto, un gioco di carte inventato che la loro madre aveva insegnato a loro e che loro pensavano esistesse solo nel perimetro familiare.

Veniamo da una fase di Rummy 500 durata tutta l'estate e così resto stupita da Jack propone: «Capitan Corsetto?»
«No», fa Harry. «Troppo lungo da spiegare».
«So come si gioca», dici loro.
I bambini non ti credono. Nessuno al di fuori della nostra famiglia ha mai sentito nominare questo gioco. Ma tu insisti che conosci le regole e così loro ti mettono alla prova: devi elencare tutti i membri di una famiglia. 
Sorridi. Non ti dispiace una piccola sfida di memoria.
«Ma come lo sa?» mi domanda Harry.
«Ce lo ha insegnato il nostro amico Ivan, tanti anni fa».
«Non sapevo che venisse da Ivan», fa Silas.
Harry non riesce a capire: tutto questo tempo prima di lui, prima che esistesse la nostra famiglia. Si rivolge a Silas.
«Tu non c'eri?».
Silas scuote la testa.
«Ancora non li conoscevo».
Jack distribuisce le carte e assorbe l'informazione senza darle troppo peso, ma Harry ha l'aria di chi vorrebbe andare in camera sua a riflettere per qualche ora sul tempo e sull'esistenza.

Ecco.
A me ha commosso QUESTA scena.
Questa piccola e inutile immagine di un bambino che per la prima volta deve assorbire l'informazione che il mondo è più ampio dell'intorno di casa sua, della sua famiglia e della sua scuola. Che i suoi genitori esistevano anche prima di metterlo al mondo e anche prima di conoscersi fra loro e avere anche solo il progetto di metterlo al mondo.
Questa è un'emozione vera. È un'inquietudine esistenziale, che man mano che cresciamo impariamo a declinare nella frustrazione della percezione del concetto di infinito, calato dentro menti finite come quelle umane.
Se avesse esteso la qualità di queste considerazioni a tutto il libro, forse sarebbe uscito un buon libro, perché qui si sente la verità dell'emozione, trasuda, emana direttamente dalla pagina. Tutto il resto è costruzione e non emana proprio niente.
O forse io sono solo più sensibile a certe tematiche e meno ad altre.

E voi?
Lo avete letto?
In caso fatemi sapere nei commenti!




 


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